Le Tombe dei Giganti
REGIONE CAPICHERA
È questa una delle regioni nelle quali la morfologia del territorio, alternando zone collinari ad estensioni pianeggianti, ricche delle risorse indispensabili per lo sviluppo di economie agro-pastorali, ha privilegiato l'insediamento dell'Età del bronzo ai giorni nostri.
A documentare i momenti più antichi del popolamento di Capichera è un complesso archeologico il cui nuraghe, LA PRISGIONA, svetta sulla cima del colle granitico. Attualmente oggetto di campagne di scavo e restauro, il monumento è costituito da una torre principale inclusa in un bastione provvisto di almeno tre torri ed ulteriormente circondato da una cinta muraria turrita. Attorno, si sviluppa un villaggio di capanne circolari e, più a valle, a circa 800 metri di distanza, la tomba di giganti di Coddu Vecchju.
La Tomba di Coddu Vecchju Così denominata dalla tradizione popolare in ragione delle cospicue dimensioni, rappresenta un tipo di sepolcro collettivo proprio della civiltà nuragica; è costituito da un corridoio di sepoltura coperto da lastroni e originariamente sovrastato da un tumulo di terra e pietrame.
Nella stele centrale, le fasce in rilievo che la ornano ed il portello di comunicazione col corridoio di sepoltura rappresentano nell'insieme una "falsa porta", simbolo del rapporto con l'aldilà.
Recenti scavi in tombe similari hanno dimostrato che le sepolture dei defunti avvenissero calando il defunto dall'alto, mediante lo spostamento di una delle lastre di copertura. Si spiegano così le ridotte dimensioni del portello che avrebbe un valore simbolico.
L'antistante spazio semicircolare ad esedra, delimitato da lastroni infissi verticalmente, era riservato al culto ed ai riti di offerta per i defunti.
Il sepolcro di Coddu Vecchju è il risultato di due momenti costruttivi: ad una prima tomba a galleria (1800 - 1600 a.C.) fu aggiunta l'esedra con la grande stele centrale, attestando la peculiare ed esclusiva rielaborazione nuragica della allée convérte, il tipo tombale diffuso nell'ambito del megalitismo europeo.
[testo Dott.ssa Angela Antona]
Tomba di Li Lolghi Nel contesto nuragico della zona, l'imponenza della tomba dei giganti di Li Lolghi si distingue particolarmente. Sembra quasi imporsi come simbolo della società stanziata in quel territorio in una forma di insediamento sparso che trovava punti di concentrazione laddove erano possibili il controllo, la difesa, l'esercizio delle attività economiche di sopravvivenza. La tomba svetta su un rialzo collinare che rende visibile anche a distanza la grandiosa stele monolitica che chiude il corridoio sepolcrale. Ai suoi lati, ad altezza scalare, quattordici lastre infisse coronano l'area cerimoniale dell'esedra. Le dimensioni complessive del monumento sono il risultato di due fasi costruttive e di ampliamento, frutto di un'organizzazione sociale di prestigio, demograficamente incrementata, tanto da consentire la realizzazione di grande opere.
Appartengono alla fase di ampliamento l'area cerimoniale ed il corridoio di sepoltura, che consta di una lunga cista interrata, coperta a lastroni orizzontali, terminando con una zona a due piani, scompartita in una sorta di edicola che doveva accogliere offerte particolari. la parte terminale del monumento, di quota più elevata rispetto alla cista, è la più antica: si tratta di una tomba a galleria, riferita all'Età del Bronzo antico, composta da tre lastre infisse a coltello, pavimentata a lastricato, coronata da un recinto ellissoidale che reggeva il tumulo di terra e pietre che lo ricopriva.
Tutti gli elementi che compongono il sepolcro furono inglobati in un unico grande tumulo, creato al momento dell'ampliamento della tomba in età nuragica, riunendoli in un maestoso insieme che, oltre a soddisfare le esigenze di più ampio spazio per le sepolture, deve aver costituito un segno ostentato di ricchezza e di potere della comunità alla quale questo territorio faceva capo.
Alle due fasi costruttive fanno riscontro i materiali culturali rinvenuti: ceramiche di uso comune, provenienti in parte dall'interno del sepolcro a documentare l'offerto al momento delle inumazioni.
La cospicua quantità dei resti nell'esedra testimonia invece un sentito culto dei defunti, che non si esauriva con la solennizzazione del seppellimento, ma si esprimeva secondo un'ideologia religiosa che basava uno dei propri cardini sulla credenza nell'aldilà. Il simbolo della falsa porta, rappresentata nella stele, costituisce uno degli elementi di prova.
[testo Dott.ssa Angela Antona]
Tomba di Giganti MoruLa tomba Moru è il monumento funerario pertinente al nuraghe e al villaggio di Albucciu. Costituita in origine da un lungo corridoio di pianta rettangolare coperto a lastroni piani (allée couverte), subì un ampliamento in piena età nuragica con il potenziamento del tumulo e l’aggiunta dell’area cerimoniale ad esedra che trasformarono l’allée in tomba di giganti pur senza la monumentalità del vicino sepolcro di Coddu ‘Ecchiu. L’esedra è quasi rettilinea ed è descritta da piccoli ortostati che assolvono anche alla funzione di contenimento del tumulo che ricopre la camera funeraria.
Non è improbabile che in origine davanti all’ingresso fosse presente la stele, rappresentazione della falsa porta dell’aldilà: lo fa ipotizzare la presenza di due blocchi di granito squadrati che restringono l’ingresso e che avrebbero agevolato la statica del monolito. Peraltro non si può escludere che il prospetto di questa tomba fosse costruito a blocchi sovrapposti. Il corridoio interno è delimitato da lastre infisse verticalmente, alternate a filari di pietre. La copertura era a lastroni piani; lo spostamento di uno di essi doveva consentire la deposizione dei defunti dall’alto.
Le due distinte fasi di edificazione e di ampliamento sono documentate dai dati di scavo. La prima, pertinente alla costruzione dell’allée couverte, è testimoniata da materiali ceramici che riportano all’ultima fase dell’età del Bronzo Antico e a quella del Bronzo Medio (ansa con apici corniformi, grandi bugne, nervature verticali che dall’orlo scendono verso la spalla del vaso). Tazze e ciotole carenate, una coppa con alto piede troncoconico, i frammenti di due pugnali di bronzo, un grano di collana in ambra testimoniano invece la fase diristrutturazione e l’uso della tomba in piena età nuragica (Bronzo Recente e Finale). In età punica, nella prima metà del III secolo a.C., benché la tomba non sia stata riutilizzata per sepolture, è stata riconosciuta quale luogo sacro:lo attestano un daleth dell’alfabeto semita inciso su una piccola lastra di granito infissa davanti all’ingresso – probabilmente l’originario chiusino del corridoio – ed una moneta recante impresse la testa di Tanit sul dritto e una protome equina sul retro
I Nuraghi
Nuraghe Albucciu
Fanno parte del complesso di Albucciu un nuraghe, un villaggio di capanne circolari ed una tomba di giganti (tomba Moro).
Il nuraghe, generalmente ritenuto anche abitazione fortificata del capo del villaggio, si erge addossato ad un'emergenza granitica della quale ingloba ampie porzioni, condizionando la forma complessiva della costruzione. Il prevalere della massa sugli spazi e l'articolazione degli ambienti fanno ascrivere l'Albucciu alla categoria dei nuraghi "a corridoio", anche se le coperture tronco-ogivali risentono dell'esperienza della tholos, vale a dire della falsa cupola.
L'ingresso si apre sulla facciata est, scandita da una serie di mensoloni che, originariamente in numero più cospicuo, dovevano reggere una balaustra lignea a protezione del terrazzo. Oltre l'ingresso, si notano alcuni elementi del sistema di chiusura mediante una porta lignea, bloccata da un palo alloggiato in due nicchiette contrapposte sulle murature laterali. Ci si ritrova, quindi, in un andito trapezoidale il cui soffitto vede l'impiego di una falsa cupola interposta fra un tratto di copertura a lastroni piani ed un tratto a gradoni ascendenti, in corrispondenza della scala che porta al piano superiore.
La padronanza nell'uso di tecniche ed espedienti architettonici elaborati, quali quello del finestrino di scarico che alleggerisce il peso della struttura nel punto di maggior debolezza dell'architrave, vale a dire in corrispondenza della luce della porta, è ben visibile nella camera che si apre a destra del corridoio e negli ambienti ad essa concatenati. A sinistra, invece, un profondo ripostiglio per la conservazione di derrate è parzialmente scavato nella roccia e coperto a lastroni.
L'ambiente più ampio dell'edificio si sviluppa nel versante sud, con l'accesso da una presumibile scala a pioli calata dal terrazzo in un cortiletto attiguo al suddetto vano. La copertura era ottenuta con l'aggetto graduale delle pareti, che si elevano ad un'altezza tale da consentire la creazione di un soppalco di legno che scompartiva il vano in due piani.
In quello inferiore, una finestra bifora garantiva l'illuminazione e l'aerazione; un sedile in prossimità del focolare ed un armadietto a muro creano ancora la suggestione del soggiornarvi.
Il piano superiore del nuraghe è occupato da un ampio terrazzo. Su di esso si articolano cinque ambienti ed un'area subcircolare, dove si dovevano svolgere le principali attività della vita quotidiana dell'edificio, a giudicare dalla quantità di manufatti rinvenuti.
Ad un'economia semplice, basata sulla pratica della pastorizia e dell'agricoltura, si ricollegano le forme ceramiche restituite dagli scavi. Per contro, oggetti di bronzo e rame di importazione, insieme ad altri di fattura locale, hanno offerto testimonianze dalla presenza della comunità di Albucciu nei traffici commerciali trasmarini durante l'Età del Bronzo Recente e del primo Ferro.
[testo Dott.ssa Angela Antona]
La PriscionaIl Nuraghe La Prisgiona, sito in regione Capichera ad Arzachena (OT), si erge a dominio e controllo di un territorio di svariati chilometri quadrati. La complessità e le caratteristiche della struttura, denunciano il ruolo di preminenza nell’ambito di un sistema organizzato dell’insediamento in questa porzione di Gallura. Si tratta infatti di un nuraghe complesso, del tipo così detto a tholos, ossia con copertura a falsa cupola, piuttosto insolito in questa regione.
Il monumento presenta una torre centrale (il mastio) ed almeno due torri laterali inglobate in un bastione. Il mastio ha l’ingresso caratterizzato da un gigantesco architrave di m 3,20. La camera centrale è coperta a falsa cupola, è alta oltre 6 metri ed è provvista di tre nicchie disposte a croce.
Il bastione è ulteriormente protetto da una cortina muraria che racchiude un ampio cortile provvisto di un pozzo profondo oltre 7 metri e ancora attivo oggi. In fondo ad esso sono state rinvenute numerose forme vascolari, fra le quali diverse brocchette askoidi finemente decorate e con tracce di restauro apportato in antico che ne testimoniano il valore. Esse non sono infatti funzionali alla raccolta dell’acqua, ma destinate a bevande speciali. Questo inusuale scenario lascia spazio a ipotesi e suggestioni….. Cosa ha spinto la comunità ad abbandonarle in fondo al pozzo? Erano forse utilizzate durante particolari riti? In questa visione non è casuale l’ubicazione, a pochi metri dal pozzo, di un edificio circolare molto particolare: la “capanna delle riunioni”. Il suo valore di luogo esclusivo è confermato ulteriormente dal rinvenimento di un vaso di forma e decorazioni inedite, destinato con molta probabilità alla produzione di una bevanda speciale: un semplice decotto o un insolito distillato, il cui consumo era destinato a pochi? Forse ai soli 16 personaggi che, durante le riunioni, sedevano su altrettanti posti disposti ad anello nella capanna? Forse i capi del villaggio o comunque personaggi di rango, riuniti in un clima di commistione fra politica, religiosità e magia.
Attorno al nuraghe si estende il villaggio che conta circa una novantina di capanne.
Nella parte fino ad oggi posta in luce gli ambienti sono organizzati per isolati, attraversati da viottoli lastricati che si intersecano. Un isolato composto di un insieme di cinque capanne era destinato ad attività specifiche quali la lavorazione di ceramiche e la conservazione di derrate alimentari.
La porzione maggiore del villaggio è ancora da scavare, protetta e custodita dalla terra e dalla macchia mediterranea che copre generosamente la valle di Capichera.
Per ora, le sue radici intricate sono le detentrici di molti segreti di una comunità facoltosa e dinamica, organizzata sul territorio ed aperta ai rapporti transmarini.
I dati di cronologia raccolti fino ad oggi indicano un arco di vita dell’insediamento compreso fra il XIV secolo a. C. ed il IX secolo a. C.. Sui crolli ormai plurisecolari delle strutture nuragiche, testimonianza di una frequentazione di Età Romana imperiale raccontano interessanti momenti di vita agropastorale.
L’attenzione è desta sull’intricata evoluzione architettonica, politica, sociale ed economica di un complesso nuragico ritenuto tra i più importanti del Nord Est della Sardegna.
REGIONE MALCHITTU
A circa due chilometri dal centro abitato di Arzachena, lungo la strada statale 125 Olbia-Palau si trova la regione denominata "Malchittu". Qui sono situati due fra i più interessanti complessi archeologici del territorio: l'Albucciu e il Malchittu, il primo ubicato nella piana, il secondo arroccato sulle alture che dominano quest'ultima verso nord est. Composti da edifici d'abitazione, fortezze, luoghi di culto e funerari, documentano affascinanti quadri di vita quotidiana di popolazioni da un lato fautrici di una cultura di alto livello, detentrici di elaborati sistemi costruttivi, di ottime tecniche artigianali nella lavorazione del metallo, della pietra e del legno, tanto da consentire una fiorente attività di scambio; dall'altro, usi ad un tenore di vita semplice, con un'economia basata principalmente sull'allevamento e sull'agricoltura
Tempietto di Malchittu In un breve avvallamento incastonato fra le due cime più elevate, vi è un edificio a pianta subrettangolare con pareti curvilinee, quasi ad abside. Si tratta di un tempio che, per la particolarità dell'atrio quadrangolare precedente la camera, si inquadra nel tipo detto "a megaron".
Se ne conoscono altri esempi nel resto della Sardegna, ma l'ottimo stato di conservazione di quello di Arzachena ne aumenta l'interesse e consente, all'osservatore, di poterne interpretare con facilità l'aspetto originario. Manca, infatti, solo il tetto ligneo che copriva sia l'atrio che la camera.
Il tetto doveva essere a doppio spiovente, con una trave centrale, alla quale si appoggiavano trasversalmente i travetti che sostenevano le frasche a fasci ed intrecciate.
Nell'atrio, che anche originariamente presentava il lato anteriore aperto, spicca la facciata del tempio, culminante con un frontoncino.
Nella porta, delimitata in alto da un sottile architrave, si evidenzia uno degli accorgimenti tipici dell'edilizia nuragica: il finestrino di scarico, anch'esso architravato.
Caratteristico il sistema di chiusura che si rinviene anche nel nuraghe Albucciu: due nicchiette contrapposte per l'alloggiamento del palo di blocco della porta lignea.
Superato il breve andito, le caratteristiche nell'unica grande camera del tempio fanno immaginare l'espletarsi di riti comunitari, ma è sconosciuta la divinità a cui erano rivolti.
Un bancone appoggiato al muro di fondo accoglieva probabilmente il simbolo del culto e gli ex-voto, che lo scavo ha restituito purtroppo illeggibili, completamente triturati dal groviglio di radici del grosso leccio cresciuto sulle murature. Inoltre, una serie di sedili lungo il lato destro della camera doveva essere riservata alle persone ammesse ai rituali, durante i quali doveva ardere il focolare circolare posto al centro dell'ambiente.
All'originalità della struttura hanno risposto anche i dati di scavo: una serie di elementi scientifici che hanno consentito di attribuire la costruzione all'Età del Bronzo medio, la stagione nella quale il megalitismo nuragico trova la sua affermazione.
[testo Dott.ssa Angela Antona]
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